Missione 6: salute

Oltre 15 miliardi di euro per telemedicina, servizi sanitari di prossimità e coesione sanitaria nel territorio nazionale.

Inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, territoriali e sociali; disparità di erogazione tra Regioni; elevati tempi di attesa per alcune prestazioni; scarsa capacità di risposta ai rischi ambientali, climatici e sanitari. La Missione 6 risponde a queste criticità, coinvolgendo il Ministero della Salute, e i suoi Enti vigilati, e le Regioni. Oltre 15 miliardi di risorse, distribuite tra due componenti: Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale (7 miliardi di euro) e Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale (8 miliardi di euro).

La missione 6 si prefigge di contrastare i divari territoriali, di genere e generazionali.

Per eliminare i divari territoriali, bisogna elevare gli standard qualitativi a livello nazionale e adeguare di conseguenza quello regionali. Indipendentemente dalla Regione di residenza, i cittadini devono poter godere di un’assistenza continua e diversificata secondo necessità, secondo i livelli essenziali di assistenza (LEA).

La risoluzione dei divari di genere passa per il rafforzamento dei servizi di prossimità e di supporto all’assistenza domiciliare, riducendo le necessità di cura dei familiari che spesso ricadono in forma maggiore sulla donna.

Un contributo al superamento dei divari generazionali, infine, è dato dall’attivazione di borse di studio in medicina generale.

Gli interventi della Missione Salute del PNRR, da raggiungere entro il 2026, si dividono in due aree principali:

  1. ridisegnare la rete di assistenza sanitaria territoriale con professionisti e prestazioni disponibili in modo capillare su tutto il territorio nazionale, per una sanità che sia vicina e prossima alle persone;
  2. innovare il parco tecnologico ospedaliero, digitalizzare il Servizio sanitario nazionale, investire in ricerca e formazione del personale sanitario per una sanità più sicura, equa e sostenibile.

In quest’ottica, gli interventi della Missione Salute sono divisi in due Componenti, ognuna delle quali prevede una Riforma e specifici Investimenti.

  1. Componente 1 – Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: con il potenziamento e la creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, l’introduzione della telemedicina e l’integrazione di tutti i servizi socio-sanitari.
  2. Componente 2 – Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale: tramite il rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), il potenziamento di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e alla formazione professionale.

Prossimità. Innovazione. Uguaglianza. Sono le parole chiave della Missione Salute, #PIÙ Salute.

Le direttive del cambiamento strategico puntano, quindi, all’innovazione del sistema sanitario e ad un nuovo modello di assistenza territoriale in un’ottica One Health. Quest’ultimo, finanziato nella componente 1, mira a rafforzare l’assistenza domiciliare sanitaria, anche attraverso la telemedicina, la domotica e la digitalizzazione, con l’obiettivo di seguire 800.000 pazienti over 65 in assistenza domiciliare entro il 2026. È stato già approvato un Contratto Istituzionale di Sviluppo con il Ministero della Salute e le autorità regionali e, entro giugno 2026, dovranno essere costruite almeno 1350 Case Comunità della Salute. Interessante la coerenza strategica tra il modello One Health dell’assistenza domiciliare e gli investimenti della componente 2 della Missione 5 di cui Consedin ha precedentemente approfondito le scelte progettuali: solo attraverso l’integrazione dell’assistenza sanitaria domiciliare con interventi di inclusione sociale è possibile promuovere l’autonomia e l’indipendenza degli anziani, dei malati cronici e dei soggetti con disabilità presso la propria abitazione, affiancando la famiglia nella cura, evitando ricoveri inappropriati o drammatiche situazioni di abbandono ed esclusione della persona. Il rafforzamento del rapporto tra ricerca, innovazione e cure sanitarie, invece, è centrale nella componente 2, attraverso la riforma degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).

Entro la fine del 2022, la riforma troverà attuazione con un decreto legislativo che dovrà tracciare il percorso verso: il potenziamento del ruolo degli IRCCS quali istituti di ricerca e cura di eccellenza; un sistema di riconoscimento di IRCCS più oggettivo e una valutazione più coerente col quadro internazionale di ricerca biomedica; una semplificazione del percorso di trasferimento tecnologico fino alla fase di produzione e commercializzazione, con evidenti risvolti anche economici.

I Fondi PNRR dedicati alla Missione 6 si inseriscono in una strategia nazionale più ampia che prevede, oltre alle risorse Next Generation EU (inclusi 1,71 miliardi di euro del Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa), anche il ricorso ai finanziamenti della politica di coesione europea per il periodo 2021-2027 (625 milioni di euro del Programma Nazionale – Equità nella Salute, in collaborazione con il Ministero per la coesione territoriale) e alle risorse ordinarie del bilancio dello Stato (2,89 miliardi di euro del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari al PNRR oltre al finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale).

Componente 1: Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale

Il primo ambito di interventi mira al rafforzamento dei servizi e delle prestazioni erogate sul territorio grazie alla creazione di strutture e presidi territoriali, come le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali Operative Territoriali; al potenziamento dell’assistenza domiciliare; allo sviluppo della telemedicina e a una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari. Per raggiungere gli obiettivi individuati nella Componente 1 è prevista una Riforma dell’assistenza territoriale volta a definire un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza primaria. La riforma mira a individuare standard strutturali, tecnologici e organizzativi uniformi su tutto il territorio nazionale e un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico. L’attuazione della componente 1 è stata ratificata dalla Legge di bilancio (Legge 30 dicembre 2021, n. 234, comma 274 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024) e, più recentemente, dal Regolamento per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale (Decreto 23 maggio 2022 , n. 77). La Casa della Comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi, tramite un team multidisciplinare, con attenzione particolare ai pazienti cronici.

Nella Casa della Comunità sarà presente il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie. Sarà una struttura fisica in cui opereranno medici generici, pediatri, specialisti, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e assistenti sociali. La presenza di questi ultimi rafforzerà il ruolo dei servizi sociali territoriali nonché una loro maggiore integrazione con la componente sanitaria assistenziale. La Missione 6 agisce in maniera sinergica con l’investimento legato alla componente 2 della Missione 5. La Casa della Comunità è finalizzata a costituire il punto di riferimento continuativo per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione poli specialistica, garantendo promozione, prevenzione della salute e presa in carico della comunità di riferimento. Tra i servizi inclusi è previsto il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi socio-sanitari) e i servizi.

L’attività di programmazione negoziata vedrà il Ministero della Salute, anche attraverso i suoi Enti vigilati, come autorità responsabile per l’implementazione e il coinvolgimento delle amministrazioni regionali e di tutti gli altri enti interessati.

L’Investimento 2 individua la Casa come primo luogo di cura, assistenza domiciliare e telemedicina. L’obiettivo è aumentare il volume delle prestazioni in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni. L’investimento aspira ad introdurre un modello condiviso per l’erogazione delle cure domiciliari che sfrutti al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie (telemedicina, domotica, digitalizzazione)

La Missione Intende realizzare, presso ogni Azienda Sanitaria Locale (ASL) un sistema informativo in grado di rilevare dati clinici in tempo reale; attivare 602 Centrali Operative Territoriali (COT), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza; utilizzare la telemedicina per supportare al meglio i pazienti con malattie croniche.

I servizi di telemedicina sono strumenti importanti per i Sistemi Sanitari Nazionali. Rappresentano un formidabile mezzo per ridurre gli attuali divari geografici e territoriali, garantiscono una migliore “esperienza di cura” per gli assistiti e migliorano l’efficienza dei sistemi sanitari regionali tramite la promozione dell’assistenza domiciliare e di protocolli di monitoraggio da remoto.

Le Regioni possono proporre progetti di telemedicina sulla base delle priorità e delle linee guida definite dal Ministero della Salute. Le richieste di finanziamento ai progetti dovranno potersi integrare con il Fascicolo Sanitario Elettronico e raggiungere target quantitativi di performance legati ai principali obiettivi della telemedicina e del Sistema Sanitario Nazionale. Saranno privilegiati progetti che insistono su più Regioni, come “piattaforme di telemedicina”, in linea con quanto previsto negli investimenti contenuti nella Componente 2 della Missione6.

La componente mira anche al potenziamento dell’offerta dell’assistenza intermedia a livello territoriale tramite l’attivazione dell’Ospedale di Comunità, come struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve, destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Generalmente sarà dotata di circa 20 posti letto (fino ad un massimo di 40) a gestione prevalentemente infermieristica, determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari, come quelli al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero.

L’Ospedale di Comunità potrà anche facilitare la fase di transizione dei pazienti dalle strutture ospedaliere al proprio domicilio, consentendo alle famiglie di avere il tempo necessario per adeguare l’ambiente domestico e renderlo più adatto alle esigenze di cura dei pazienti. L’investimento si concretizzerà nella realizzazione di 381 Ospedali di Comunità.

Componente 2: Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale

Il secondo ambito di interventi è incentrato sul rinnovamento e ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, completando la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e migliorando la capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)attraverso più efficaci sistemi informativi; sul potenziamento della ricerca scientifica con maggiori risorse e sull’accrescimento delle competenze del capitale umano del Servizio sanitario nazionale attraverso la formazione.

Gli 8,63 miliardi di euro destinati alla seconda componente della Missione 6, sono così ripartiti:

  • Aggiornamento tecnologico e digitale (7,36 miliardi di euro), da attuare tramite a) Riforma della rete degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), b) ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero (4,0 miliardi di euro), c) sicurezza e sostenibilità strutturale degli ospedali (1,64 miliardi di euro), d) rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione (1,67 miliardi di euro).

Formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico (1,26 miliardi di euro), da attuare tramite la valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN (0,52 miliardi di euro), e lo sviluppo delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario (0,74 miliardi di euro).

Nell’intento di rafforzare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie, si prevede la revisione e l’aggiornamento sia dell’assetto regolamentare e del regime giuridico degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), sia quello delle politiche di ricerca del Ministero della Salute.

Indispensabile è inoltre l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero, con l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi), e con il potenziamento del livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) di I e II livello. Si prevede, inoltre, il rafforzamento strutturale degli ospedali del SSN, attraverso a) il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva (+3.500 posti letto per garantire lo standard di 0,14 posti letto di terapia intensiva per 1.000 abitanti) e semi-intensiva (+4.225 posti letto); b) il consolidamento della separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso; c) l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari. La spesa complessiva per l’investimento è pari a 4,05 miliardi di euro e comprende anche il rafforzamento strutturale del SSN per fronteggiare l’emergenza Covid-19 d. Nell’ambito dell’“aggiornamento tecnologico e digitale”, il Piano si preoccupa di migliorare la sicurezza strutturale degli edifici ospedalieri, adeguandoli alle vigenti norme in materia di costruzioni in area sismica. L’investimento complessivo ammonta a 1,64 miliardi (di cui 1,0 miliardo relativo a progetti già in essere).

Tra le infrastrutture tecnologiche, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) deve essere potenziato per divenire punto di accesso per la fruizione di servizi essenziali forniti dal SSN, sintesi della storia clinica completa del paziente, strumento utile alle ASL per effettuare analisi di dati clinici e migliorare la prestazione dei servizi sanitari. Responsabili congiunti delle azioni relative all’“aggiornamento digitale” sono il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Dipartimento per la Transizione Digitale.

Tra le azioni di formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico, la componente 2 della Missione 6 intende investire sulla valorizzazione e sul potenziamento della ricerca biomedica del SSN allo scopo di rafforzare la capacità di risposta dei centri di eccellenza presenti in Italia nel settore delle patologie rare e favorire il trasferimento tecnologico tra ricerca e imprese.

Attraverso procedure di gara, sono destinati a programmi di ricerca e progetti nel campo delle malattie rare due finanziamenti di 0,05 miliardi ciascuno da erogare rispettivamente entro la fine del 2023 e la fine del 2025 e due finanziamenti del valore di 0,16 miliardi ciascuno, da assegnare entro il 2023 e il 2025, la ricerca sulle malattie altamente invalidanti.

L’investimento dispone, infine, il rafforzamento della formazione in medicina di base, introducendo un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere, per il personale sanitario e non, garantendo un rafforzamento delle competenze manageriali e digitali del personale sanitario, anche in risposta alle esigenze subentrate per il contrasto alla pandemia da Covid-19.

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